Ai palermitani ( e non solo) che stanno dimostrando grande senso di civiltà rispettando le regole e i divieti imposti dall’ultima ordinanza che ha posto tutta la provincia in zona rossa fino al 22 aprile evitando assembramenti è dedicato questo tour immaginario nel cuore di Palermo che oggi appare fermo ma che, in realtà, ha solo rallentato i battiti in attesa di tornare a pulsare.

La notte è il vestito in grado di regalare fascino e mistero ad ogni città e le luci i gioielli che la rendono splendida e raggiante come una donna in abito da sera. Così Palermo, di giorno solare e spensierata come un’adolescente alla prima cotta, di notte acquista un fascino ineguagliabile, fatto di vicoli densi di fumo, di grappoli di luci irregolari, di mille angoli nascosti tutti da scoprire, noti solo a chi questa città la beve come acqua un assettato, lasciando che gli scorra nelle vene come linfa vitale. Questa è Palermo per chi la ama e sa apprezzarla, come si ama qualcuno che non puoi fare a meno d’amare nonostante i suoi difetti.

In un passato non troppo lontano – sebbene sembri sia trascorsa una vita- quando durante il fine settimana, gli inviti a cena tardavano ad arrivare e non ci fosse alcun compleanno da festeggiare, esiste una zona di Palermo, che è il suo cuore pulsante, in cui sentirsi sempre “a casa”, accolti come vecchi amici. Questa zona è il centro storico, da Piazza Marina a Via dei Chiavettieri, così chiamata perché, anticamente, lì vi erano le botteghe dei fabbricatori di chiavi, passando per piazza Garraffello fino alla Vucciria.
Per gli estimatori di questa zona della Palermo antica, basta fermarsi in uno dei tanti locali che si aprono con fare civettuolo agli sguardi dei passanti mettendo in bella mostra un buffet con ogni sorta di piatto tipico siciliano o preso in prestito da altre etnìe il cui assaggio è gratuito solo consumando da bere. Chi, invece, avesse voglia di pizza senza avere la pretesa di mangiarne una di origini partenopee o di averla servita in piatti di porcellana di limoges, può accomodarsi nei tavolini in plastica allegramente ricoperti da tovaglie di cerata colorata – quasi fossero perennemente in festa- di uno dei due panifici da sempre in concorrenza, che di sera si trasformano in “pizzeria open space”. Qui è possibile -in tempi normali ovviamente- ordinare una pizza dal sapore gustoso e dalla consistenza croccante il cui ingrediente segreto, che la rende speciale, è il sapore della semplicità, delle cose vere, fatte con il cuore per chi mangia con il cuore e nel cibo vuole sentire l’amore con cui viene preparato prima ancora che il gusto.
Proseguendo in fondo alla via dei Chiavettieri e girando sulla sinistra, passando attraverso piazza del Garraffello, si apre l’affascinante mondo della Vucciria, un tempo storico mercato, oggi deturpato da cumuli di immondizia che, ad intervalli regolari, fanno la loro comparsa. Un luogo dal fascino sempiterno in cui si respira il fermento che lo ha attraversato, con le caratteristiche “abbanniate” dei venditori ambulanti da cui, appunto, deriva il termine dialettale “vuccirìa” che in siciliano significa “chiassoso vocìo”. Non a caso un tempo per indicare che qualcosa sarebbe stata impossibile da verificarsi, si soleva dire ”quannu si asciugano le balate della vuccirìa” indicando i mattoni di pietra sempre umidi per l’acqua gettata sopra la merce esposta dai venditori, nella errata convinzione che non sarebbe accaduto mai.

Oggi che, purtroppo, le “balate” sono bagnate solo a causa della pioggia, il ricordo dei fermenti del passato è tenuto in vita dai tanti venditori ambulanti che, col far della sera, propongono le loro specialità del tipico “street food” siciliano, tra cui, oltre ai noti “pane ca meusa” , “ quarume”, “stigghiola “e interiora varie di animali, offrono anche un’ampia scelta per vegetariani, simpatizzanti o semplicemente palati impressionabili, come panelle e crocchè, polpette di broccolo o di melanzane, cardi , broccoli e carciofi in pastella , mozzarella in carozza, tutto rigorosamente fritto in diretta, tuffati in olio bollente e serviti caldi con sale e limone.
Per concludere ogni serata che si rispetti è necessario fare tappa “al Pirtusiddu“, ubicato sotto lo “scheletro” dello storico ristorante Shangai, il cui nome indica, appunto, le sue piccole dimensioni poiché in siciliano significa letteralmente “piccolo buco”, e degustare uno “shottino”- ovvero bicchierino – per poi dirigersi alla Taverna Azzurra, dal lato opposto di piazza Caracciolo, e per il “secondo giro”.
In attesa che tornino a popolarsi, passeggiando tra strade e vicoli deserti, soffermandoci ad ascoltare il silenzio, magari ci sembrerà ancora, per un istante, di udire le voci piene di vita degli “abbanniatori”.